Le schede dei musicisti
 
PAOLO TOMELLERI BIG BAND
UNA STORIA DA BIG BAND

Paolo Tomelleri, clarinetto, direzione,
Emilio Soana, Daniele Moretto,
Stefano Bassalti, Roberto Villani, trombe,
Rudy Migliardi, Andrea Andreoli, Claudio Barbieri, Pierluigi Salvi, tromboni,
Giampaolo Casu, Paolo Kromberg, Alberto Buzzi, Enzo Lamendola, Gilberto Tarocco, sassofoni,
Fabrizio Bernasconi, piano, Sergio Farina, chitarra, Marco Mistrangelo, basso,
Tony Arco, batteria

Musicista polistrumentista nato nel 1938 a Vicenza in una famiglia dove si respirava musica classica, dopo essersi diplomato in clarinetto al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nel 1957 entra subito a far parte della famiglia dei musicisti di jazz, unendosi ai Windy City Stompers per cominciare una carriera lunghissima, piena di collaborazioni ad alto livello che lo hanno portato attraverso il jazz, la musica classica e la musica leggera italiana.
Sino ad oggi Paolo Tomelleri ha suonato tutti i giorni praticamente in tutto il mondo, molto spesso in Germania, Svizzera e Francia, ai più importanti Festival jazz europei che si contendono la sua presenza.
La BIG BAND è senza dubbio la sua creatura più amata, con la quale si presenta regolarmente al pubblico degli appassionati, in Italia e all'estero, presentando il repertorio delle grandi orchestre swing dagli anni '30 fino agli anni '60 ( Benny Goodman, Count Basie, Duke Ellington, etc), diretto e arrangiato da lui stesso.
 


 
MASSIMO MINARDI QUARTET
ARE YOU STANDARD?
Massimo Minardi, chitarra
Dimitri Grechi Espinoza, sassofono
Roberto Piccolo, contrabbasso
Massimo Pintori, batteria.

 
Massimo Minardi è uno dei chitarristi jazz italiani più intraprendenti. Chef di alto livello, cesellatore di ricami sonori preziosi, alterna esibizioni dal vivo a clinics presso istituzioni musicali italiane ed europee. Dalla fine degli anni ‘90 ha dato vita ad un affiatato trio con il contrabbassista Roberto Piccolo e lo spettacolare batterista Massimo Pintori. Formazione aperta alle partecipazioni esterne come quella, frequente ed efficace, del sassofonista di origini russe Dimitri Grechi Espinoza, nome che negli ultimi anni sta godendo di una popolarità crescente in quanto autore di un’interessante ricerca musicale sul rapporto tra jazz, tradizioni afroamericane e contaminazioni blues.

Il progetto nasce dalla volontà di suonare le pagine di letteratura jazzistica tradizionale che più emozionano, impostando l'esecuzione soprattutto sull'interplay e l’improvvisazione totale, usando il contrappunto e calibrando le dinamiche, creando così un clima “aperto” dove “tutto può succedere”. Il concerto non prevede la normale “scaletta”, gli standard che sono in repertorio, sono proposti durante l'esibizione senza un ordine prestabilito, introdotti via via dallo strumentista che prende la parola o semplicemente da una pura improvvisazione.


 
ZANCHINI/MARZI/ZANNINI
TRIO TANGO Y ALGO MAS
Mario Marzi, sassofoni
Simone Zanchini, fisarmonica
Paolo Zannini, pianoforte

 
La formazione è composta da tre musicisti del Teatro alla Scala di Milano e nasce dal desiderio di far conoscere la musica di artisti che partendo da fenomeni musicali di netto carattere popolare sono giunti alla definizione di un linguaggio universale, filtrando e sintetizzando le proprie esperienze in una scrittura più ricercata e personale. Un percorso sonoro ai confini del tango, che è anche un omaggio all’Argentina nell’anno che vede i festeggiamenti per il bicentenario del “Primer Gobierno Patrio”.
Il trio “Tango y algo mas” nasce dal desiderio di far conoscere la musica di artisti che partendo da fenomeni musicali di netto carattere popolare sono giunti alla definizione di un linguaggio universale, filtrando e sintetizzando le proprie esperienze in una scrittura più ricercata e personale. Un percorso sonoro ai confini del tango, che è anche un omaggio all’Argentina nell’anno che vede i festeggiamenti per il bicentenario del “Primer Gobierno Patrio”.


 
BEPPE ALIPRANDI QUINTET
3X4+1 TREPERQU@TTROPIUUNO
Danilo Moccia, trombone
Beppe Aliprandi, sassofono alto, sassofono tenore, flauto
Luca Segala, sassofono soprano, sassofono tenore
Alex Orciari, contrabbasso
Marco Zanoli, batteria
 
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Repertorio decisamente originale che, senza mai rinunciare alle peculiarità del Jazz, rappresentate dalla pulsazione swing del tempo e dall’onnipresente linguaggio del Blues, parte dalla Musica Colta. Frequenti sono infatti i riferimenti al periodo pre-barocco o barocco (A.Corelli, G.Tartini, il Corale Luterano) o alle forme più moderne di Musica Accademica.
Il passaggio da queste pagine tradizionali al linguaggio jazzistico delle parti improvvisate è non solo quasi impercettibile ma, anzi, apportatore di un’ unità espressiva che ben dimostra che la formula “tema con variazioni”, in auge nei secoli passati, può essere ancora di piena attualità ai nostri giorni.


 
ROBERTO GATTO QUINTET
THE MUSIC NEXT DOOR
Roberto Gatto, batteria
Luca Mannutza, piano e tastiere
Giovanni Falzone, tromba
Daniele Tittarelli, sax
Luca Bulgarelli, contrabbasso.

 
The Music Next Door contiene composizioni nuove e allo stesso tempo brani che non appartengono propriamente al repertorio del jazz ma che provengono da mondi musicali differenti. Chi ha seguito anche solo una parte della produzione discografica di Roberto Gatto avrà potuto riscontrare la sua curiosità di esplorare territori diversi: il patrimonio musicale a disposizione è immenso e ogni artista dovrebbe conoscerne il più possibile. Il segreto è nell’interpretazione e nel riuscire a creare un suono omogeneo, un denominatore comune, pur spaziando tra generi differenti. Già musicisti come Sonny Rollins o Miles Davis, anni fa, sceglievano di suonare brani provenienti dal mondo della musica pop facendoli propri attraverso il loro personalissimo modo di interpretarli. Faceva lo stesso , ancora prima, Louis Armstrong e, in tempi più recenti, musicisti come Herbie Hancock, e molti altri ancora..
In questo lavoro si alternano brani originali a brani conosciuti, particolarmente cari a Roberto Gatto, lasciando come sempre la possibilità ai musicisti di suonare in assoluta libertà.
Il progetto è anche occasione per ritrovare dei talentuosi musicisti dotati di grande personalità e versatilità come Giovanni Falzone, Luca Mannutza, Daniele Tittarelli, Rosario Bonaccorso. 


 
TULLIO DE PISCOPO
TRIBUTE TO GRAND MAX ROACH
Tullio de Piscopo, batteria e percussioni
Mattia Cigalini, sax
Fabrizio Bernasconi, piano
Luciano Lucky Milanese, contrabbasso

 
Tullio presenterà una sorta di viaggio attraverso le sue mille esperienze, in particolare però il concerto vuole essere un tributo a Max Roach, riconosciuto come uno dei più grandi e creativi artisti della musica jazz, l’inventore della Melodic Drums, pilastro del rivoluzionario movimento Be Bop insieme a Charlie Parker e Dizzy Gillespie. De Piscopo suonerà “Conversation“, “Drums Unlimited“, “Big Sid“, “The Drum also waltzes“, brani storici di Max Roach per sola batteria.
Tullio De Piscopo è un jazzman straordinario. Nato come batterista jazz, compagno di strada di Pino Daniele, napoletano di Portacapuana, inizia a suonare giovanissimo. Il padre Giuseppe è stato batterista nella più importante orchestra napoletana diretta dal M°Anepeta. Sin da bambino il piccolo Tullio ha davanti agli occhi percussioni di ogni genere, bacchette e tamburi vari, ed ascolta, sotto la guida del padre, Charlie Parker, Gene Krupa, Max Roach, Kenny Clarke, Art Blakey, Miles Davis. Dopo una lunga gavetta nei club, si afferma a Milano, trovando la giusta collocazione nel mondo del jazz e viene ben presto considerato dalla critica specializzata il migliore batterista del jazz italiano.

Sarà accompagnato dal suo quintetto in cui spicca il giovane e promettente sassofonista Mattia Cigalini. Classe 1989, precocissimo talento, già da qualche anno fa parlare di sé, realizzando interviste in TV, e su varie riviste specializzate quali Jazzit, Swing Journal (Japan), Jazz Hot (France), Music Guardian, Musica Jazz. Nell'Aprile 2010, sul Corriere della Sera, il noto giornalista di jazz Claudio Sessa scrive "Nel sax di Cigalini una personalità da veterano".
La rivista bimestrale JAZZIT nel n° 58 gli dedica uno spazio in copertina, e una lunga intervista all'interno, a cura del direttore Luciano Vanni. La stessa JAZZIT ha recensito l'album "Arriving Soon", pregiandolo con il noto "bollino" - "JAZZIT Likes It!".
L'ultimo album "Arriving Soon" - per Dejavu Records, con Tullio De Piscopo, ottiene, oltre a vari riconoscimenti, ottimi piazzamenti ai vertici delle classifiche disografiche.


 
PAT METHENY GROUP
THE SONG BOOK TOUR 2010
Pat Metheny, chitarre, Lyle Mays, pianoforte e tastiere
Steve Rodby, contrabbasso e basso el, Antonio Sanchez, batteriPat Metheny, chitarre
Lyle Mays, pianoforte e tastiere
Steve Rodby, contrabbasso e basso elettrico
Antonio Sanchez, batteriaa

 
Nel corso di più di trenta anni di attività in sala di registrazione Pat Metheny ha pubblicato un album dopo l’altro e ciascuno documenta brillantemente un diverso aspetto del suo viaggio musicale unico e difficilmente catalogabile. Metheny ha praticamente considerato ogni possibilità di fare musica che si potesse offrire a un musicista del ventunesimo secolo. Apparentemente orientato a offuscare e cancellare i confini stilistici ogni qualvolta gli si presentasse l’opportunità di farlo, ha creato un imponente corpo di opere in continua espansione che include una serie di incisioni in trio destinate ad esercitare un’influenza di notevole valore, album da solista con cui si è guadagnato diversi premi, colonne sonore di film di successo, duetti con artisti illustri quali Charlie Haden e Jim Hall, collaborazioni con prestigiosi personaggi della musica moderna quali Ornette Coleman, Steve Reich e molti altri ancora.
Ma per le moltitudini di fan di tutto il mondo non c’è miglior scenario per cogliere e definire il musicista Metheny di quello che lo vede nel ruolo di leader di una delle band più acclamate ed influenti degli ultimi trenta anni, il Pat Metheny Group.
Unica band nella storia ad aver vinto sette Grammy consecutivi per sette uscite consecutive, il Pat Metheny Group occupa un territorio musicale suo proprio, accessibile a ogni tipo di ascoltatore, che unisce elementi provenienti dal patrimonio musicale dell’umanità fondendoli in uno stile inconfondibile. Nato nel 1977, il PMG ha viaggiato instancabilmente per tutto il mondo tenendo concerti che hanno fatto il tutto esaurito, esibendosi in festival e club in più di quaranta paesi e divenendo una delle band più attive e popolari presenti sulla scena.
Ogni nuovo album e tour son attesi con appassionata aspettativa dai fans perché il PMG è una band con una creatività irrefrenabile che ha saputo costantemente sorprenderli e dilettarli con l’inatteso, pur mantenendo la promessa di immaginazione e pura melodia presente già dal primo album.
Dopo cinque anni dall’ultimo tour torna il Pat Metheny Group e lo fa nella formazione a quattro elementi. Un vero ritorno alla origini. Era il 1978 quando Metheny, assieme al pianista e tastierista Lyle Mays, al bassista Mark Egan e al batterista Dan Gottlieb, danno vita al Pat Metheny Group pubblicando il primo album del gruppo (Pat Metheny Group, ECM), definito dallo stesso Metheny il suo primo lavoro da band leader. Dopo quell’album ne vengono altri tredici nei quali alla formazione originaria subentra un organico via via più allargato, fino a sette musicisti; una piccola orchestra che viene mantenuta fino all’album del 2005 “The Way Up” (Nonesuch), opera da molti ritenuta, dal punto di vista formale, il progetto più ambizioso del duo di compositori Metheny-Mays.
Chiuso con “The Way Up” il cerchio della ricerca formale, Pat Metheny, assieme a Lyle Mays, al bassista Steve Rodby e al batterista Antonio Sanchez ripartono alla ricerca della freschezza e della spontaneità degli inizi ma lo fanno con un immemso patrimonio di composizioni ormai storiche alle spalle, tutte o quasi tutte raccolte in quel grosso volume in cui Metheny e Mays hanno voluto mettere per iscritto le musiche nate in 32 anni di collaborazione: “The Song Book”.


 
TOMMASO STARACE QUARTET
DON'T FORGET
Tommaso Starace, sax alto and soprano
Michele Di Toro, pianoforte
Attilio Zanchi, contrabbasso
Tommy Bradascio, batteria

 
MIchele di Toro al piano, Attilio Zanchi al contrabbasso e Tommy Bradascio alla batteria compongono il "Tommaso Starace Italian Quartet".
Il gruppo continua a farsi conoscere nella scena jazzistica Italiana a partire dal primo esordio di Gennaio del 2010 al Blue Note di Milano, registrando un sold out del loro concerto e promuovendo il loro nuovo CD ' Don't Forget' con successo.
Questa registrazione e' il risultato di un anno di collaborazione con la band, con concerti che si sono svolti in diversi jazz club e festival Italiani.
Durante i mesi precedenti alla registrazione il quartetto ha scritto nuovo materiale da includere nei concerti e nel CD; il risultato finale e' un disco dal suono originale, enfatizzato da swing, groove e melodie. Il repertorio della band va da ri-arrangiamenti di brani poco conosciuti, composizioni originali in tempi inusuali ad arrangiamenti di brani di compositori e musicisti viventi quali Steve Wonder e Ennio Moricone, Michelle Petrucciani.

A Maggio di quest'anno il quartetto ha completato un tour londinese di una settimana nei piu' prestigiosi Jazz Clubs della capitale che includono Pizza Express Soho Jazz Club, Il National Theatre e il Royal Albert Hall.

'Don't Forget e' un album solare e assai vivace, che ci consegna un altoista di grande personalita' che ha come riferimenti stilistici Kenny Garrett e Cannonball Adderley' (JazzIt magazine)

'..The promising Starace seems to be revealing his mot personal voice in the full-on music. (John Fordham - The Guardian).