Le schede dei musicisti
 

JAN GARBAREK & HILLIARD ENSEMBLE: “OFFICIUM”
Jan Garbarek (sax tenore e soprano), David James (controtenore), Rogers Covey-Crump (tenore), Steven Harrold (tenore), Gordon Jones (baritono)

È stata la mente immaginifica di Manfred Eicher, cuore e cervello della casa tedesca ECM, a intuire le straordinarie potenzialità nascoste dietro l’incontro tra le liriche improvvisazioni dei limpidi sassofoni di Jan Garbarek e le splendide voci dell’Hilliard Ensemble. Un autentico miracolo musicale, si potrebbe definire Officium, l’album inciso nel settembre del 1993 nella quiete del monastero austriaco di St. Gerold. Ma Officium non è solamente il titolo di un disco: si può legittimamente considerare un’idea forte di fare musica, all’interno della quale ogni barriera stilistica e temporale viene abbattuta. L’Hilliard, il più apprezzato gruppo vocale al mondo di musica antica, ma che più volte ha dimostrato anche una grande dimestichezza con il repertorio contemporaneo, si muove con rara versatilità tra canti liturgici, polifonie millenarie e mottetti rinascimentali. Da parte sua, il musicista norvegese, tra i più originali jazzisti cui il Vecchio Continente ha dato i natali, fa letteralmente cantare i suoi sassofoni, come mai altrove gli riesce di fare: l’amore giovanile per Coltrane si fonde con un pregnante senso melodico, coltivato con variegate compagnie musicali. Officium è una perfetta sintesi tra linguaggi diversi: il suo successo planetario è solo una delle prove tangibili della riuscita di un’operazione sulla carta non certo priva di rischi. Nell’occasione sarà il Duomo di Monza a donare un prezioso tocco di magia in più. 


 
JON BALKE
Jon Balke (pianoforte) 

 
Jon Balke proviene da una delle aree jazzistiche più fiorenti del Vecchio Continente, ovvero la Scandinavia, per esattezza la Norvegia, terra che ha dato i natali, solo per citare qualche nome, anche a Jan Garbarek, Arild Andersen e Terje Rypdal. Balke ha avviato la sua carriera artistica nel 1974, proprio collaborando con uno di loro: Arild Andersen. Con il contrabbassista, anch’egli ospite di Brianza Open Jazz Festival 2005, ha poi costituito il gruppo Masqualero, completato da altri rinomati jazzisti norvegesi, il trombettista Nils Petter Molvær, il sassofonista Tore Brunborg e il batterista Jon Christensen. Come leader, Balke è particolarmente attratto da organici di una certa ampiezza, come il gruppo Oslo 13 e la Magnetic North Orchestra, formazione dalla singolare configurazione strumentale, e quindi timbrica, che allinea fiati, archi e percussioni, oltre naturalmente alle tastiere del suo artefice. Ma il pianista di Hamar, dove è nato nel 1955, si trova a proprio agio anche in situazioni più raccolte, come il trio Jøbleca e il piano solo. Nella musica di Balke, che ha anche ripetutamente collaborato con il nostro Paolo Fresu, si rintracciano elementi diversi: il jazz, ovviamente, ma anche la musica da camera e quelle tradizioni folkloriche ai quali attingono a piene mani tanti musicisti connazionali del pianista. 


 
FRANCESCO BEARZATTI “BIZART TRIO”
Francesco Bearzatti (sax tenore, clarinetto), Emmanuel Bex (organo, electronics), Aldo Romano (batteria)
.

 
A guidare questa formazione è il sassofonista friulano Francesco Bearzatti, musicista dal variegato bagaglio di esperienze (Joe Lovano, Butch Morris, Kenny Wheeler, Randy Brecker, ecc.) che nel 2003 si è imposto come “miglior nuovo talento italiano” nel referendum Top Jazz del mensile Musica Jazz. Prestigioso riconoscimento ottenuto proprio grazie alla pubblicazione, sempre in quell’anno, del primo album del Bizart Trio, Virus. Accanto al leader ci sono due strumentisti attivissimi sulla scena transalpina, il tastierista Emmanuel Bex e il batterista Aldo Romano, veterano di mille battaglie a suon di jazz, italianissimo di origine (è nato a Belluno) ma da decenni francese di adozione. Non è facile descrivere a parole la musica del Bizart Trio, così come la si ascolta nello stesso Virus e nell’album successivo, Hope, nel quale figura come ospite di riguardo Enrico Rava. La si potrebbe definire un jazz notturno e nebbioso, giocato su molleggiate cadenze ritmiche che guardano sovente al Sud America; ma ci sono anche episodi che rimandano al rock più arcigno. La componente prevalente è, tuttavia, una cantabilità che sgorga generosamente sia dal sax tenore e dal clarinetto di Bearzatti, sia dagli strumenti dei due congeniali compagni di avventura. 


 
ARILD ANDERSEN “ELECTRA” 
Elly Casdas (voce), Fotini Grammenou (voce), Arve Henriksen (tromba, voce), Eivind Aarset (chitarra), Arild Andersen (contrabbasso), Paolo Vinaccia (batteria, percussioni, electronics), Patrice Heral (batteria, percussioni)
.

 
Arild Andersen è uno dei fuoriclasse europei del contrabbasso, uno dei numerosi emersi nel florido panorama del jazz scandinavo. E come tanti altri musicisti connazionali della sua generazione (è nato a Oslo, nel 1945) ha avuto la fortuna di incontrare negli anni Sessanta George Russell, figura centrale dello sviluppo storico del jazz, compositore di grandissimo spessore, nonché autorevolissimo band leader. Parallelamente Andersen ha collaborato con Jan Garbarek, altro “allievo” di Russell, e successivamente ha suonato con Sam Rivers, Paul Bley e molti altri. Electra è il titolo del nuovo album del contrabbassista norvegese per la ECM, etichetta per la quale Andersen incide sin dai primi anni Settanta. Ed è un disco nel quale emerge appieno la raffinata poetica del suo principale protagonista: quella di Andersen è una musica che si nutre per sua natura di molteplici ingredienti sonori, incluso il folklore della sua terra di origine. Ma una delle principali caratteristiche di questo nuovo progetto è l’equilibrata combinazione tra sonorità acustiche ed elettroniche, insaporita da una marcata cantabilità melodica e da efficacissime, coinvolgenti poliritmie. 


 
FURIO DI CASTRI & GIANLUCA PETRELLA DUO 
Furio di Castri (contrabbasso), Gianluca Petrella (trombone)
.

 
Nel jazz molte cose avvengono per caso. E proprio il caso ha voluto che una sera di qualche anno fa Furio Di Castri, contrabbassista dal vastissimo bagaglio di esperienze internazionali, si sia trovato a suonare in duo con Gianluca Petrella, tra i migliori solisti della sua generazione, non solo a livello nazionale. È bastato poco che scoccasse la proverbiale scintilla: a quel concerto ne sono seguiti altri che hanno cementano l’ottimo duetto, anche in contesti prestigiosi come il Festival di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, nell’anno (2003) in cui alla direzione artistica c’era Uri Caine. La voglia di fare musica insieme si è quindi tradotta inevitabilmente in un album, Under Construction: un disco nel quale si coglie al meglio l’ampiezza di vedute dei due musicisti, la capacità di interagire fra loro, anche impiegando le risorse messe a disposizione dalla tecnologia. In Under Construction si ascoltano composizioni originali e brani che recano il sigillo di uno dei padri del jazz, anzi il “padre”, ovvero Jelly Roll Morton (“The Chant”), e di due geni non solo del rock, Frank Zappa (“Twenty Small Cigars”) e Jimi Hendrix (“Foxy Lady”). Quello di Di Castri e Petrella è, dunque, un jazz che non ama le gabbie stilistiche. 


 
MICHEL PORTAL TRIO
Michel Portal (sax contralto e soprano, clarinetto basso, bandoneon), Sebastien Boisseau (contrabbasso), Daniel Humair (batteria)
.

 
Se il jazz europeo può, non da adesso, dire la sua con indiscutibile originalità, battendo spesso in termini di freschezza e fantasia quello proveniente da oltre Atlantico, il merito va indubbiamente anche a Michel Portal: il polistrumentista francese è, infatti, in prima linea sin dalla fine degli anni Sessanta nel mescolare il più audace linguaggio improvvisativo del jazz con elementi della cultura europea, sia colta che popolare. In quest’ampio arco di tempo Portal ha diretto eccellenti formazioni (riunite per anni sotto la denominazione di Michel Portal Unit), ma anche stretto proficui sodalizi artistici con il trombonista Albert Mangelsdorff, il pianista Martial Solal, il fisarmonicista Richard Galliano e, ultimamente, con alcun sidemen del giro di Prince. Spesso ha pure sconfinato nell’ambito della musica contemporanea, collaborando in questo campo con forti personalità quali il connazionale Pierre Boulez e il tedesco Karlheinz Stockhausen, militando altresì nel gruppo New Phonic Art. E non pago di tante conquiste espressive, Portal continua tuttora a inventarsi nuove avventure musicali, con partner vecchi e nuovi sempre ben sintonizzati sulla particolare lunghezza d’onda del leader. E nel trio ospite di Brianza Open Jazz Festival 2005 spicca un’altra gloriosa firma del jazz europeo: il batterista Daniel Humair.


 
ROBERTO CIFARELLI: “EMOZIONI, SCRITTI, IMMAGINI DEL JAZZ ITALIANO”
mostra fotografica
.

 
Roberto Cifarelli rappresenta il tipico caso di fotografo per passione. Passione per la fotografia e per una musica particolarmente fotogenica come il jazz. Così, di concerto in concerto, Cifarelli ha collezionato un’infinità di scatti, nonché stretto amicizia con parecchi musicisti. Grazie a queste assidue frequentazioni, ha realizzato nel 2002 il libro Emozioni, scritti, immagini del jazz italiano, una carrellata di ritratti che trasudano musicalità. Cifarelli ha poi iniziato a collaborare con varie testate giornalistiche (Jazzit, Musica Jazz, Strumenti Musicali, Percussioni), oltre che con importanti case discografiche (ECM, Blue Note, CAM, Schema, Via Veneto, ecc.). Nel 2004, assieme ad altri fotografi specializzati nello spettacolo e nel jazz, ha costituito la Phocus Agency. Ultimamente ha quindi creato lo spettacolo multimediale Pentafotogramma, collaborando con musicisti come Antonello Salis, Max De Aloe, Renato Sellani e il gruppo Free Air 6th di Beppe Caruso. 
La mostra allestita a Cernusco su Naviglio, nell’ambito di Brianza Open Jazz Festival 2005, riprende 32 fotografie pubblicate nell’omonimo volume. Fotografie accompagnate da annotazioni degli stessi musicisti che vi sono raffigurati, tra i quali Paolo Fresu, Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Claudio Fasoli, Enrico Intra, Franco Cerri e Gianni Coscia. 


 
2B BLUETRIO
Marco Brioschi (tromba e flicorno), Paolo Brioschi (pianoforte), Marco Vaggi (contrabbasso)
.

 
Ecco un trio dall’impianto strumentale di impronta cameristica, ma nello stesso tempo ancorato al più schietto e moderno linguaggio del jazz e sotteso da un naturale interplay. Ne fanno parte il pianista Paolo Brioschi, suo fratello Marco alla trombae al flicorno e Marco Micheli al contrabbasso. Tutti musicisti dall’ampio bagaglio di esperienze, anche a livello internazionale (Micheli fa parte, tra l’altro, del pluridecorato Ottetto di Gianluigi Trovesi). La musica del trio riflette, dunque, l’equilibrio delle forze in campo e una comunione di intenti che si palesa attraverso l’arrangiamento di noti standards e l’esecuzione di composizioni originali tratte da un album di prossima uscita, nel quale i due Brioschi e Micheli sono affiancati da un quartetto d’archi. 


 
LALO CONVERSANO OTTETTO 
Elisabetta Prodon (voce), Lalo Conversano (tromba, flicorno), Luigi Tognoli (sax tenore), Fulvio Albano (sax contralto), Stefano Calcagno (trombone), Rossano Sportiello (pianoforte), Yuri Goubolev (contrabbasso), Marco Castiglioni (batteria)
.

 
Il trombettista Lalo Conversano è un’autorità nel campo del jazz tradizionale e del maistream. Cresciuto in Argentina e stabilitosi per anni negli Stati Uniti, Conversano si è diplomato al Berklee College of Music di Boston e durante il suo soggiorno americano ha suonato con varie titolate big band, tra cui la Tommy Dorsey Orchestra. Ospite abituale dei più importanti festival di jazz tradizionale, tra cui quello svizzero di Ascona, Conversano ha in repertorio classici del jazz che vanno da Duke Ellington a Count Basie, da Cole Porter a George Gershwin. Del suo ottetto fanno parte altri solisti che con gli stilemi del jazz primigenio hanno grande confidenza. Tra loro, il pianista Rossano Sportiello, profondo conoscitore della storia del piano jazz e capace di suonare con tale senso dello swing da non temere confronti con illustri colleghi d’oltre Atlantico. .


 
THE MAHAVISHNU PROJECT
Rob Thomas (violino), Rocco Zifarelli (chitarra), Steve Hunt (tastiere), Stephan Crump (basso elettrico), Gregg Bendian (batteria)
.

 
L’esplicita intestazione non lascia scampo a malintesi: il quintetto allestito da qualche tempo da Gregg Bendian, poliedrico batterista statunitense con alle spalle innumerevoli scorribande anche nell’ambito del jazz più all’avanguardia (è riuscito persino a mettere d’accordo due chitarristi diversissimi tra loro come Derek Bailey e Pat Metheny), è un sentito omaggio a una delle formazioni seminali del jazz elettrico, la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin. Confortato dalla benedizione dello stesso chitarrista inglese, il Mahavishnu Project si è tuffato nel repertorio, peraltro irto di difficoltà tecniche, di un gruppo che nella sua prima, sfavillante edizione (la migliore di tutte) annoverava, accanto al leader, il violinista Jerry Goodman, il tastierista Jan Hammer, il bassista Rick Laird e il micidiale batterista Billy Cobham. Bendian e i suoi, che in quanto a padronanza strumentale non temono scomodi paragoni, hanno così attinto a dischi storici quali The Inner Mounting Flame, Birds of Fire e Between Nothingness & Eternity evitando accuratamente il mero ricalco, ma mettendoci molto di proprio. Basta ascoltare il doppio CD Phase 2, registrato dal vivo nel 2003, per rendersi conto di cosa il Mahavishnu Project è in grado di fare. 


 
DE VITO/REA/PIETROPAOLI: “PORTRAIT OF A LADY” - TRIBUTO A JONI MITCHELL”;
SPECIAL GUEST ALDO ROMANO
Maria Pia De Vito (voce), Danilo Rea (pianoforte), Enzo Pietropaoli (contrabbasso), Aldo Romano (batteria)
.

 
Joni Mitchell, cantautrice di rara sensibilità, ama il jazz prima ancora di aver avuto la fortuna, e il coraggio, di collaborare con il grande Charles Mingus, poco prima che questi lasciasse il mondo dei mortali. Maria Pia De Vito, voce tra le più duttili ed espressive che si possano immaginare, non solo in ambito jazzistico, ama Joni Mitchell e la sua musica da lungo tempo. Era dunque scritto da qualche parte che prima o poi l’incontro fra queste due straordinarie signore della musica si sarebbe avverato, seppur a distanza. Da qui il progetto Portrait of A Lady, scaturito dalla sensibilità interpretativa della cantante italiana e dei suoi partner, ovvero il pianista Danilo Rea e il contrabbassista Enzo Pietropaoli, ai quali si aggiunge nella speciale occasione il batterista Aldo Romano. Portrait of A Lady, che presto vedrà la luce su disco, è un viaggio appassionato e appassionante tra melodie – dalla celeberrima “Woodstock” a “River”, da “Both Sides Now” al capolavoro mingusiano “Goodbye Pork Pie Hat”, ripreso sovente dalla stessa Mitchell - che tutte insieme costituiscono un songbook tra i più raffinati e carichi di tensione emotiva. È un viaggio poetico, condotto da Maria Pia De Vito e dagli altri con il dovuto rispetto, ma nel contempo con quelle legittime libertà che contraddistinguono ogni jazzista di razza. 


 
AVANT ORCHESTRA
Monica Dellavedova (voce), Roberto Villani, Marco Fior, Paolo Milanesi, Andrea Baroldi (trombe), Alberto Bollettieri, Maurizio Barrella, Mauro Ciccarese (tromboni), Francesco Bianchi, Valerio Beffa Valentino Finoli, Rudi Manzoli, Cesare Ceo (sassofoni), Luca Cacucciolo (pianoforte), Gianluca Alberti (contrabbasso), Alessio Pacifico (batteria)
.

 
Big Band formata da validi solisti dell’area milanese, l’Avant Orchestra agisce con l’attuale organico dal settembre 2003: molti dei suoi componenti condividono da anni la fondamentale esperienza della Civica Jazz Band, diretta emanazione dei meritori Civici Corsi di Jazz promossi dall’associazione Musica Oggi. In questo contesto, hanno avuto modo di lavorare sotto la direzione di Enrico Intra e di collaborare con illustri jazzmen stranieri e italiani come Max Roach, Kenny Barron, Bobby Watson, Dave Liebman, David Murray, Bob Brookmeyer, Giorgio Gaslini, Enrico Rava, Paolo Fresu, Franco D’Andrea, Claudio Fasoli, Gianluigi Trovesi e molti altri. Alcune di queste collaborazioni sono documentate sugli album Italian Jazz Graffiti Vol. 1 & 2, The Symphonic Ellington, Cantos di Giorgio Gaslini e New Perspectives. Singolarmente, poi, i musicisti della Avant Orchestra svolgono intensa attività come sidemen, anche nell’ambito della musica leggera. Il repertorio della Avant Orchestra è costituito da brani di forte impatto e arrangiamenti che spaziano da Bob Brookmeyer a Gordon Goodwin, da Whayne Shorter a Cole Porter.  


 
MICHELE BOZZA QUARTET SPECIAL GUEST FRANCO AMBROSETTI 
Franco Ambrosetti (tromba), Michele Bozza (sax tenore), Roberto Tarenzi (pianoforte), Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria)
.

 
Michele Bozza è uno dei numerosi jazzisti milanesi che si sono messi in luce suonando in quella sorta di università del jazz che è stato per anni il Capolinea, uno dei più gloriosi jazz club della penisola. Stilisticamente discendente da Dexter Gordon, Benny Golson, Joe Henderson e altri grandi specialisti del sax tenore, Bozza è impegnato da sempre nel recupero della lezione dei padri dell’hard bop. Da qui quel jazz sanguigno e muscolare che è la cifra stilistica del suo collaudato quartetto. Quartetto che nella circostanza si amplia ad un ospite di assoluto riguardo: il trombettista svizzero Franco Ambrosetti, solista di statura internazionale che vanta altolocate collaborazioni con Kenny Clarke, Phil Woods, Dexter Gordon, John Scofield, Michael Brecker e tanti altri ancora. Il sodalizio fra Bozza e Ambrosetti risale al 1997, anno dell’incisione di Around, disco pubblicato dalla Red Records a nome del sassofonista, e si è rinnovata periodicamente nel segno di una sincera stima reciproca. 


 
SIMONE ROZZA LIVE QUARTET
Simone Rozza (chitarra), Daniele Perini (pianoforte), Marco Mistrangelo (contrabbasso e basso elettric), Enrico Santangelo (batteria)
.

 
Il quartetto del chitarrista Simone Rozza esegue brani originali scritti dal leader alternandoli a famosi standard, arrangiati appositamente. Rozza, che ha partecipato ad una delle passate edizioni di Brianza Open Jazz Festival con il duo Manitou (completato dal tastierista Paolo Quarantelli) e con il trombettista Marco Brioschi, ha alle spalle studi di chitarra classica e moderna, questi ultimi completati presso il C.P.M. di Milano. Come concertista collabora dal 1995 con diverse formazioni. Rozza svolge anche intensa attività didattica, insegnando presso la Scuola Civica di Musica di Cernusco sul Naviglio. 


 
FROM BE TO POPS
Paola Milzani (voce), Gabriele Comeglio (sax alto e soprano), Claudio Angeleri (pianoforte), Marco Esposito (basso elettrico), Tony Arco (batteria)
.

 
From Be To Pops è un gioco di parole tra be-bop, musica pop e pops, il buffo soprannome con cui veniva chiamato Louis Armstrong. Un gioco che tradotto in musica è diventato un modo per ripercorrere in chiave jazzistica il mondo della canzone, da Broadway ai Beatles, includendo in questo singolare excursus sonoro anche grandi firme dello stesso jazz, come Thelonious Monk e Duke Ellington. Il tutto filtrato dagli eleganti arrangiamenti del pianista bergamasco Claudio Angeleri, solista di vaglia, nonché apprezzato didatta. Il gruppo poggia, inoltre, sulle qualità vocali ed interpretative di Paola Milzani, in virtù della sua formazione classica e di varie esperienze compiute in teatro e televisione, e degli altri componenti, fra i quali spicca il sassofonista Gabriele Comeglio, musicista dal curriculum di tutto rispetto (si è diplomato al Berklee College of Music di Boston) che con Angeleri condivide da tempo variegate avventure musicali, compresa la militanza nella Monte Carlo Night Orchestra di Nick The Nigthfly.


 
HERMANOS ARANGO
Feliciano Arango Noa (basso elettrico), Eugenio Arango Noa (voce, percussioni), Cristina Arango Noa (voce, percussioni), German Martinez Zayas (tromba), Mayquel Gonzales (tromba), Jose Carlos Acosta Embale (sax tenore), Jose Marcos Crego Tamayo (pianoforte), Lazaro Aguiar Cairo (percussioni), Jesus Lara Oviedo (percussioni), Jose Francisco Castellanos Martinez (percussioni)
.

 
Gli Hermanos Arango sono una formazione cubana che per la prima volta si fa ascoltare presso il pubblico europeo. E come tutti i musicisti cubani, anche i componenti di questa piccola, travolgente orchestra nutrono un grande amore per il patrimonio tradizionale di una delle isole più musicali del mondo. Ma c’è qualcos’altro che anima la proposta musicale degli Hermanos Arango: il jazz. La loro musica rappresenta, quindi, una sorta di incontro tra sacro e profano, tra intricatissime poliritmie di origine africana e la più moderna lingua del jazz. Eugenio, Cristina e Feliciano Arango vengono da Guanabacoa, quartiere periferico dell'Avana in cui è diffusissimo il culto religioso della Santeria: sono dunque cresciuti a stretto contatto con antichissimi rituali, studiando nel contempo al conservatorio, fino a che (nel 2003) hanno costituito il gruppo cui hanno dato il proprio nome. I fratelli Arango godono di vasta popolarità nel loro Paese: Eugenio, profondo conoscitore della cultura afrocubana, ha collaborato con il poeta-cantautore Pablo Milanés, mentre Feliciano ha suonato con Emiliano Salvador, uno dei fondatori di N.G. La Banda. Tutti insieme, gli Hermanos Arango sono una contagiosa, straordinaria macchina ritmica cui è impossibile opporre resistenza.