Le schede dei musicisti
 

DANILO REA “Lirico”

Danilo Rea (pianoforte)

Rea è uno dei pianisti più amati del jazz italiano. Lo dicono i suoi successi come solista e come componente di Doctor 3, l'ottimo trio (con il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Fabrizio Sferra) più volte giudicato “miglior gruppo italiano” dal referendum del mensile Musica Jazz. Il suo esordio professionale risale al 75, con il trio di Roma (con Pietropaoli e Roberto Gatto alla batteria) e da allora le collaborazioni si sono freneticamente succedute: Baker, Konitz, Grossman, Berg, Woods, Brecker, Lovano, Gato Barbieri, solo per fermarsi ad alcuni, senza trascurare le scritture come sideman di illustri personalità della canzone italiana come Mina, Baglioni, Mannoia, Pino Daniele. È tuttavia l'elegante, ispirato pianista jazz che qui è sotto i riflettori, impegnato nell'occasione a rileggere alla sua maniera famose arie d'opera. . 


 
BARBARA CASINI
“Formidable! Omaggio a Charles Trenet”

Barbara Casini (voce, chitarra), Fabrizio Bosso (tromba, flicorno),
Ares Tavolazzi (contrabbasso), Pietro Lussu (pianoforte) 

 
Barbara Casini è soprattutto conosciuta e apprezzata per i suoi sentiti omaggi a grandi firme della musica brasiliana, da Chico Buarque a Caetano Veloso, da Tom Jobin a Elis Regina. Ma nel suo nutrito carnet discografico ci sono anche tributi ai Beatles e a Gershwin, oltre a “Vento”, un disco bellissimo firmato assieme a Enrico Rava e comprendente canzoni originali cantate in italiano. Il suo curriculum vanta collaborazioni con grandi jazzmen come Woods e Konitz, rispettivamente coinvolti negli album Você e Eu e Outra Vez. Interprete di grande sensibilità, Barbara si cimenta adesso con un altro dei suoi grandi amori musicali: Charles Trenet. Con partner del calibro di Fabrizio Bosso, Ares Tavolazzi e Pietro Lussu, ripercorre la vasta produzione dell'indimenticabile chansonnier, donando alle proprie interpretazioni un immancabile tocco latino.


 
FURIO DI CASTRI
“Zapping: Jazz Is Not Dead, It Just Smells Funny…”

Eric Vloeimans (tromba), Mauro Negri (sax alto e clarinetto),
Nguyên Lê (chitarra), Rita Marcotulli (pianoforte),
Furio Di Castri (contrabbasso), Joel Allouche (batteria)
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Frank Zappa amava il jazz ma nel contempo guardava il suo ambiente con un certo distacco e con l'ironia che lo contraddistingueva. In proposito, rimane famosa la sua frase “il jazz non è morto, puzza solo un po'…”. Sta di fatto che, specialmente nell'ultimo decennio, molti jazzisti si sono avvicinati con la dovuta attenzione all'immenso patrimonio compositivo di uno dei geni della musica del Novecento. Fra loro c'è uno dei nostri migliori contrabbassisti, cresciuto ascoltando album epocali come Absolutely Free, We're Only In It For The Money, Hot Rats e Grand Wazoo,dischi nei quali Zappa attinse non poco al jazz.
Per affrontare un compito tutt'altro che privo di insidie, Di Castri ha riunito un gruppo che non è esagerato definire un vero supergruppo. Oltre al leader, ne fanno parte la tromba dell’olandese Eric Vloeimans, I sax e i clarinetti di Mauro Negri, la chitarra del franco-vietnamita Nguyên Lê, il piano di Rita Marcotulli e la batteria del francese Joel Allouche. Anche a tutti loro la musica Frank Zappa ha schiuso nuovi orizzonti. 


 
MICHELE RABBIA - “Musica presa alla lettera”

Michele Rabbia (percussioni)
 
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Un set di sole percussioni potrebbe apparire a qualcuno un po' ostico. Ma tra le mani di Rabbia piatti, tamburi e qualsiasi cosa si possa percuotere è fonte di continue sorprese sonore. Componente dei collaudatissimi Aires Tango, Michele è uno dei più versatili percussionisti in circolazione. Grazie alle sue doti di fantasista, Rabbia ha collaborato con Antonello Salis, Paolo Damiani, Stefano Battaglia, Rita Marcotulli, Charlie Mariano, Marilyn Crispell, assieme alla quale ha inciso il recente Shiftin Grace, Dominique Pifarely, Paul McCandless, Michel Godard, Vincent Courtois,Bruno Chevillon. L'innata curiosità per tutto ciò che è arte, lo ha poi portato a partecipare a progetti di numerosi danzatori e coreografi (Tery J. Weikel, Andrew Harwood, Ray Chung, Khosro Adibi, Rossella Fiumi e Magda Borould Pascal), oltre che a collaborare con il regista teatrale Fausto Paravidino e con la scrittrice Dacia Maraini.


 
STEFANO BATTAGLIA
“Pier Paolo Pasolini: Unitas Multiplex”

Michael Gassmann (tr), Mirco Mariottini (cl), Aya Shimura (cello)
Stefano Battaglia (piano), Salvatore Maiore (cbasso), Roberto Dani (batt)
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Da talento precoce a musicista di raro rigore espressivo : Battaglia ha bruciato le tappe ed è diventato uno dei pianisti italiani di maggior peso artistico. Non è un caso che da qualche tempo sia entrato a far parte di una delle più esclusive scuderie discografiche al mondo: la tedesca ECM. Per l'etichetta di Manfred Eicher Battaglia ha sino ad oggi realizzato due CD, entrambi doppi, Raccolto e Re: Pasolini. Il secondo è, un omaggio a une delle personalità più importanti della cultura del secolo scorso, non solo italiana. Dice in proposito lo stesso Battaglia: “Grazie alla sua capacità di essere poeta nel pieno senso del termine,
oggi Pasolini è il simbolo della sopravvivenza della poesia stessa, in una civiltà degradata il cui ulteriore e progressivo degrado egli aveva coraggiosamente profetizzato”. Va quindi da sé che la musica di Battaglia rispecchi nella circostanza l'assunto pasoliniano di poesia. 


 
CARLO BAGNOLI QUARTET
“Omaggio a Gerry Mulligan & Chet Baker”

Carlo Bagnoli (sax baritono), Marco Brioschi (tromba e flicorno)
Aldo Zunino (contrabbasso), Stefano Bagnoli (batteria)
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ll raffinatissimo sound del pianoless quartet di Gerry Mulligan rivive per iniziativa di uno dei migliori sassofonisti baritono che
il jazz italiano ha prodotto. L'omaggio di Carlo Bagnoli è ovviamente esteso a Chet Baker, che del gruppo di Mulligan fece
parte e che in seguito divenne, suo malgrado, uno degli eroi maledetti del jazz. Ma nonostante la vita burrascosa, Chet Baker è stato un autentico poeta della tromba ed è così che viene e verrà sempre ricordato. Il sodalizio Mulligan/Baker rimane, peraltro, uno dei più fecondi di tutta la storia del jazz: l'intuizione di mettere in un angolo il pianoforte è stata una delle più felici e ha aperto spazi espressivi prima di allora inimmaginabili. Oggi le imprese del sassofonista e del trombettista appartengono alla storia del jazz, ma vale sempre la pena riassaporarne lo spirito, non solo con la memoria. Carlo Bagnoli è uno dei pochi in grado di suonare la musica di Gerry Mulligan e di Chet Baker con il dovuto rispetto, ma anche con quell'impronta personale che ogni jazzista di razza possiede. 


 
TINO TRACANNA QUARTET
special guest ROBERTO CECCHETTO: “Plays Monk”

Tino Tracanna (sax ten/sop), Massimo Colombo (pianoforte),
Marco Micheli (contrabbasso), Francesco Petreni (batteria),
Roberto Cecchetto (chitarra)
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Apprezzato sia come sideman che come leader, Tracanna guida sin dalla metà degli anni Ottanta un quartetto che riflette al
meglio la sua sfaccettata visione musicale.Quello del sassofonista è un jazz fresco, vibrante, che si nutre della lezione di John
Coltrane e di altri grandi maestri del jazz, ma che nel contempo reca una inconfondibile cifra personale. Collaboratore dal 1981 ai
primi anni ‘90 del pianista Franco D'Andrea, componente del quintetto di Paolo Fresu sin dalla sua costituzione (1983), Tracanna ha anche suonato con Steve Lacy, Dave Liebman, Gianluigi Trovesi, Pierre Favre e molti altri. Con i suoi abituali partner, più il pregevole chitarrista Roberto Cecchetto, messosi in luce negli Electric Five di Enrico Rava, Tracanna rende omaggio a uno dei massimi compositori del jazz, Thelonious Monk, tuffandosi in un universo sonoro affascinante e di grande complessità. 


 
BRUNO DE FILIPPI QUARTET
special guest FRANCO CERRI

Bruno De Filippi (armonica), Mario Rusca (pianoforte),
Marco Ricci (contrabbasso), Tommy Bradascio (batteria),
Franco Cerri (chitarra)
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Due gentleman del jazz, due decani del jazz italiano, due musicisti di gran classe. Non si possono definire in altra maniera
Bruno De Filippi e Franco Cerri. Il primo suona uno strumento che nel jazz non ha avuto grandi fortune, fatta eccezione per il
belga Toots Thielemans, al quale De Filippi ha sempre inevitabilmente guardato con grande ammirazione. Il secondo è cresciuto con nelle orecchie e nelle dita i maestri della chitarra jazz, da Charlie Christian a Tal Farlow, da Jim Hall a Wes Montgomery. Entrambi hanno poi saputo infondere nei rispettivi strumenti gusto e sensibilità propri di due jazzisti di razza quali essi sono.
Vedere e ascoltare dal vivo Bruno De Filippi e Franco Cerri insieme è quindi come assistere a una lezione di musicalità, dalla quale c'è sempre molto da imparare. E se con loro c'è un pianista impeccabile come Mario Rusca, il grado di godibilità aumenta inevitabilmente. 


 
ADA MONTELLANICO
“Suono di donna”

Ada Montellanico (voce), Stefano Cantini (sax soprano),
Bebo Ferra (chitarra), Riccardo Fioravanti (contrabbasso),
Walter Paoli (batteria)
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“Suono di donna”: titolo più seducente di così non lo poteva trovare Ada Montellanico per il suo nuovo progetto, nel quale la
cantante romana è impegnata sia nelle vesti di interprete che di compositrice. Ferma sostenitrice di una via tutta italiana al canto jazz, Ada ha reso più volte omaggio (anche come autrice di un bel libro dal titolo Quasi sera. Una storia di Tenco) a Luigi Tenco,
trovando nel pianista Enrico Pieranunzi il partner ideale per affrontare il mondo espressivo del compianto cantautore genovese.
Adesso, alla guida di un assortito quintetto nel quale spiccano (senza nulla togliere alla validissima ritmica) il sax soprano di
Stefano Cantini e il chitarrista Bebo Ferra, la Montellanico omaggia l'universo femminile e, in un certo qual modo, se stessa. Sono poche le donne che si sono cimentate nel doppio ruolo di cantanti e autrici: una sfida che Ada Montellanico saprà
sicuramente vincere, in virtù di una sensibilità e di una capacità comunicativa non comuni. 


 
DON BYRON
“Plays The Music of Junior Walker”

Dean Bowman (voce), Don Byron (sax ten, clarinetto, voce),
David Gilmore (chit), George Harrington (Hammond B3, tast),
Brad Jones (contrabbasso), Rodney Holmes (batt)
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Considerato a ragione uno dei pilastri del jazz contemporaneo, Don Byron è colui che negli ultimi decenni ha riportato in alto le
quotazioni del clarinetto, strumento che prima della sua affermazione sulle scene jazzistiche sembrava aver perso l'antico smalto.
Imbracciando il clarinetto, al quale ha poi affiancato vari tipi di sassofoni, Don Byron si è imposto, oltre che per un non comune
virtuosismo strumentale, per il suo originale approccio a materiali diversi, dalla musica di Mickey Katz, esponente di spicco del klezmer, alla musica latina (il fortunato progetto Music For Six Musicians), da Duke Ellington a Lester Young, alle colonne sonore del cinema nero degli anni Sessanta (Nu Blaxpoitation). Nel suo album più recente Don Byron ha puntato il proprio sguardo su Junior Walker, sassofonista passato alla storia come una delle icone della soul music, nonché come uno degli artefici del glorioso sound della Tamla Motown. Don Byron ha attinto al vasto repertorio di Junior Walker, ripescando classici come “Do The Boomerang”, che dà il titolo all'album, a “Shotgun”, da “There It Is” di James Brown a “(I'm A) Roadrunner”. .
Un sincero omaggio a un maestro della più sanguigna musica nera. 


 
ATTILIO ZANCHI QUARTET
“Portrait of Mingus”

Gianni Azzali (sax), Roberto Cipelli (pianoforte),
Attilio Zanchi (contrabbasso),Marco Castiglioni (batteria)
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Uno dei più validi contrabbassisti di casa nostra ricorda le gesta musicali di uno dei suoi più illustri colleghi di strumento: Charles
Mingus. Uomo difficile (imperdibile l'autobiografia Peggio di un bastardo), compositore geniale come pochi altri, Mingus è una delle icone di un modo di intendere il jazz come musica in costante evoluzione, disponibile a recepire anche gli influssi della realtà. Molte delle sue composizioni racchiudono intuizioni innovative, tuttora all'avanguardia, profondamente radicate nell'humus
culturale afro-americano. Dall'alto della sua lunga militanza jazzistica, Attilio Zanchi è uno dei pochi in grado di avvicinarsi al
complesso mondo musicale di Mingus: prezioso compagno di avventura è nell'occasione il pianista Roberto Cipelli, con il quale
Zanchi condivide da oltre vent'anni la militanza nel quintetto di Paolo Fresu, oltre all'esperienza dell'E.S.P. Trio.
Nel concerto vengono proposte storiche pagine di Mingus alternate da composizioni originali di Zanchi e dello stesso Cipelli,
ispirate o vicine alla poetica mingusian. 


 
FRANCO D'ANDREA TRIO
“The Duke Ellington Suite”

Franco D'Andrea (pianoforte), Ares Tavolazzi (contrabbasso),
Zeno De Rossi (batteria)

 
Franco D'Andrea è da decenni una delle colonne portanti del pianismo jazz europeo. Musicista dalla mirabile coerenza espressiva, il musicista originario di Merano ha percorso varie strade del jazz, anche quelle libere del free, con il Modern Art Trio, e del jazz elettrico, ai tempi della militanza nel Perigeo. Da anni D'Andrea ha intrapreso una ricerca all'interno del repertorio jazzistico, all'insegna di una personale rilettura dei materiali originali, pur nel profondo rispetto degli stessi. A Duke Ellington, e in special modo alle suite ellingtoniane, il pianista italiano ha dedicato ben tre CD, a testimonianza del grande interesse per uno degli autori più prolifici e ingegnosi del jazz. In questa sua esplorazione D'Andrea è coadiuvato da due partner di provata affidabilità quali il contrabbassista Ares Tavolazzi, già componente negli anni Settanta degli Area, e il batterista Zeno De Rossi, versatile specialista di piatti e tamburi.